Non è che la scuola mi dava un senso di libertà in genere, ma sentirsi legata e imbavagliata però mai. Questa è una costrizione che non avevo mai sentito.
Certo mi ripetevano in continuazione di non dondolare sulla sedia, di non parlare con Checca, la mia amica, ma quel senso di costrizione non l’avevo mai sentito.
Ci accoglievano a scuola divisi, niente più fila per due per entrare, niente più bocche sporche di nutella in vista, niente più chiacchiere sottovoce, perché con quelle museruole, neanche il labiale si vedeva. Mani pulite, pulitissime, gel disinfettanti come se piovessero fino all’entrata in classe. E se ti abbassavi la mascherina, la maestra era già pronta con la crisi isterica e con la minaccia di una morte di massa imminente.
E poi una volta in classe la situazione peggiorava, non solo imbavagliati ma anche legati alla sedia. Non ci si poteva alzare per nessun motivo. In bagno meglio non andare. In giardino vietato, in cortile meno che mai. La merenda a scacchiera per potersi abbassare la museruola, certo incompatibile con l’inserimento in bocca di qualsiasi leccornia che mamma mi aveva preparato.
Tutto sommato, sincera proprio, stavo meglio a casa. Senza mascherina, con le gambe allungate sulla scrivania, in pigiama per metà e per metà vestita e lavata. Mi sentivo più libera.
