progetto

‘Ehi Carla, ma a te, tipo nell’autobus, per strada o a scuola, ti hanno mai detto qualcosa sul colore della tua pelle.’
‘No mamma, non credo, ma .… tanto io ho le cuffie.’

Allora forse è per questo che amo così tanto la musica, perché mi difende; mi permette di sentire solo quello che voglio, di girare le spalle a tutto quello che so può essere detto per ferire, perché il problema spesso non sono le parole ma l’intenzione con le quali vengono pronunciate.
Come quando quell’anziana signora chiese a mia madre
‘Signora, è sua figlia?’
‘Si.’
‘E quando la avete presa?’
‘La prima volta che ci siamo incontrati aveva un anno.’
‘E ora quanti anni ha?’
‘Undici.’
‘E parla italiano?’
‘Certo signora, parla solo italiano.’
‘E l’avete presa perché non potete avere figli?’
‘No signora, ho anche dei figli biologici, che sempre figli sono.’
‘E la mandate a scuola?’
‘No signora. A lei la mando a lavorare. L’ho presa per questo.’
Mia mamma sfinita da quelle domande stupide non fu garbata nel rispondere alla signora, perché lei non aveva cattive intenzioni, voleva solo capire, era solo un’anziana signora un po’ ignorante che non si spiegava perché una giovane donna bianca con figli bianchi scegliesse di avere una figlia nera. Molti non si spiegano questa cosa. Molti le dicono, anche davanti a me ‘ma che bella cosa che avete fatto’, come se avesse fatto tutto per fare una buona azione e guadagnarsi il paradiso.
Però io capisco che non sia facile da capire, come mai una coppia giovane in attesa di un bambino scelga di affogare tra le carte, le visite mediche, assistenti sociali, carabinieri, traduttori, formatori per più di tre anni; scelga di spendere migliaia di euro, di mettersi in viaggio con un bambino di tre anni per andare in un posto in cui pulci e tigna fanno da padroni a prendere una bambina piccola, con infezioni varie, che non ha il loro stesso sangue e la loro stessa pelle. Non è facile da capire. Eppure loro rispondono sempre allo stesso modo alla domanda che gli si fa in continuazione: ‘perché?’ Mio padre dicendo: ‘perché no?’ Mia madre, che articola sempre maggiormente il pensiero, invece dicendo: ‘Perché si sceglie di avere un figlio? E’ una scelta razionale o dettata dal cuore? Ecco questo è il motivo.’ I miei genitori conoscono sempre la risposta giusta.

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