Mi dispiace, veramente mi dispiace scrivere quello che sto per scrivere ma devo farlo. Lo devo ad Antonella, Lorenzo, Francesca, lo devo a tutti quei bambinə e ragazzə che lo hanno subito almeno una volta.
Si parla spesso di bullismo intendendo sempre quello tra pari, senza raccontare però che a volte il bullismo tra pari nasce grazie a quello adulto.
Nasce, ad esempio dalla professoressa che dice ad Antonella di vestirsi con gel e tovaglioli, non gradendo la fattura del suo abbigliamento, o a Lorenzo che è troppo basso; dalla maestra che dice a Francesca, una bambina di 8 anni, che non è capace, che ha dei problemi, o da chi chiama Giovanna ‘brufolandia’, solo perché soffre di acne, o da chi, forse con buone intenzioni, dice ad Alice, che soffre di DCA, ‘Perché non mangi? Sai come si chiama questa? Anoressia.’ Nasce da chi per un anno chiede a Jamal, nato in Italia da genitori stranieri, se parla italiano, per un anno al liceo, e poi i prof si chiedono in consiglio perché il ragazzo non va mai a scuola. Nasce dal professore che chiama Filippo ‘bella bionda’, e dalla professoressa che dice a Carlo, di 14 anni, di non piagnucolare come un bambino o peggio ancora come una femminuccia.
Nasce da quel libro che dice che l’angelo buono è quello bianco e quello cattivo è quello nero, fatto leggere nella classe di Luca, un bambino nord africano.
Ma nasce anche da quella mamma che si permette di dire ad un bambino ‘come mai sei nero in una famiglia di bianchi?’
O da quel genitore che dice ‘Loretta sembra proprio un maschio’, o ‘poverino Giulio non avrà i soldi per delle scarpe belle’ o ‘poveri genitori, avere un figlio come Giovanni non lo auguro a nessuno!’ o tanto altro.
Ma la cosa ancora più grave è che questo accade sempre davanti a tutti, in classe, o davanti ad un gruppo, davanti a tutti quei ragazzi che sono alla ricerca della propria identità, e che a volte per trovarla sono anche disposti a calpestare quella degli altri, o a nascondere sapientemente quella che gli appartiene sapendo che la società non apprezzerebbe.
Tutto questo scalfisce i più forti, ma lacera i più fragili. Tutto questo autorizza i più spaventati, i più soli, i più insicuri a diventare cattivi, a usare il bullismo adulto per farne uno proprio.
Tutto questo rende Francesca incerta ad ogni test anche all’università, allontana Jamal dalla scuola definitivamente, fa di Giovanni veramente quel figlio che non si augura, fa andare deserta la festa di compleanno di Antonella.
I bulli allora chi sono?
Chiediamocelo quando osserviamo i nostri ragazzi, quando osserviamo le vittime ed i carnefici. Chiediamoci se la prima parola è stata la nostra, se quando siamo stati costretti a parlare dell’angelo bianco e di quello nero non abbiamo reso buoni i bianchi e messo Luca in difficoltà, se quando abbiamo usato il sistema binario di genere non abbiamo tenuto fuori Loretta e tutti gli altri che stanno cercando la loro identità. Chiediamoci se ‘come ha detto Carlo alla prof’ la classe è la sede giusta per attraversare la sensibilità degli alunni. E da genitori chiediamoci se nel 2026 il nostro modello è quello corretto e, soprattutto, se il suo trasferimento ai nostri figli non crea un problema ai figli degli altri.
Ricordiamoci sempre che gli adulti siamo noi e, anche se non sembra, gli indichiamo la via, nel bene e nel male.
Per concludere il papiello di oggi voglio augurare dal profondo del mio cuore a Jamal di riprendere la scuola, a Francesca di portare l’attestato di laurea alla sua maestra e magari di trovarsela un giorno in ambulatorio, ad Alice, a Giovanna e a Lorenzo, di guardarsi allo specchio fieri della loro bellezza, a Giovanni di sorprendere tutti e di ‘rispondere alla violenza subita con la gentilezza’, come ci ha scritto. Vorrei dire, inoltre, a Filippo e a Loretta che le battute offensive sul genere sono una cosa per vecchi, a Carlo di continuare a combattere per far capire agli adulti che quella non è la sede giusta, e a Luca che gli angeli non hanno colore.
Ad Antonella ed a Giulio non posso purtroppo dire più nulla.
(I nomi ovviamente sono di fantasia, ma gli accadimenti… pura e semplice realtà)
